lunedì 2 dicembre 2013

Anime salve?

anime salve?
“E allora il bisturi per seni e fianchi in una vertigine di anestesia finché il mio corpo mi rassomigli sul lungomare di Bahia.” (Princesa, Fabrizio De Andrè)

Per ogni uomo cattolico risulta da sempre molto semplice adottare intimamente la concezione di un’anima autonoma dal proprio contenitore, di uno spirito indipendente dal corpo che lo racchiude. Concetto di grande aiuto nella fede in un mondo “altro”, ma non legittimo o poco pertinente se inerente all’anima che non ci appartiene.
Che a molte persone risulti difficile concepire che è possibile avere un corpo maschile pur serbando un’anima femminile è un dato di cui non si può che prendere atto; che un uomo cattolico riscontri la stessa difficoltà è, però, un triste controsenso. 
E’ il corpo che deve attuare lo sforzo di adattarsi alle sembianze dell’anima, la quale detta il percorso da seguire e rappresenta ciò che un individuo è. Ed è esattamente quello che Fernando tenta di fare: diventare esternamente ciò che sente di essere internamente; ma questo desiderio di assomigliare a se stesso, di non ritrovarsi estraneo nella propria immagine è ancora poco tollerato nella corretta società in cui viviamo, che crede fermamente che siano già stati catalogati tutti gli slanci, le inclinazioni, le passioni, i desideri umani e che il non classificato rientri facilmente nell’ambiguo e nel duramente giudicabile, in attesa che si capisca cosa farne, come prenderlo.
Che l’anima abbia vita propria è alto concetto cristiano che nobilita l’uomo, purché essa non abbia un orientamento sessuale.

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