giovedì 15 gennaio 2015

Libera satira in libero Stato


"La satira è un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall'attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento. Sin dall'Antica Grecia la satira è sempre stata fortemente politica, occupandosi degli eventi di stretta attualità per la città (la polis), ed avendo una notevole influenza sull'opinione pubblica ateniese, proprio a ridosso delle elezioni. Per questo motivo è sempre stata soggetta a violenti attacchi da parte dei potenti dell'epoca, come nel caso del demagogo Cleone contro il poeta comico Aristofane." Sono passati alcuni giorni dalla morte di alcuni giornalisti di Charlie Hebdo ed ecco spuntare coloro che, a prescindere dall'atto terroristico compiuto, hanno da ridire sulla satira.


La satira bisogna accettarla. Tutta! Può piacere, disturbare, infastidire, ma va accettata. Non riconosco l'atteggiamento di chi accoglie una tipologia di satira perché lontana dal proprio stile di vita e non accetta quella che lo tocca in prima persona. Ecco che a sinistra si ride alle battute sul "papi" Berlusconi, sul "nano" Brunetta, sul "trota" Bossi junior, ma non si osi toccare la "femminista" Boldrini, "l'omosessuale" Vendola o "mortadella" Prodi! Viceversa, a destra si ride per la Kyenge con la "faccia da scimmia", ma suscitano meno ilarità le battute sulla Chiesa. E i grillini, pronti a ridere di chiunque purché l'oggetto della satira non sia Grillo: in questo caso si scatena l'inferno. C'è chi afferma che è necessario porre dei limiti alla satira, per esempio riguardo alla Fede religiosa. Partendo da questo concetto si dovrebbe, quindi, non fare satira su tutte le religioni esistenti sulla Terra. E se non si ha una Fede religiosa, ma una forte Fede politica? Si dovrà evitare anche la satira politica. Tutta? E magari, forse, c'è chi non ha né Fede religiosa né Fede politica, ma una fortissima Fede calcistica: qualcuno disposto a sparare, a piangere se la sua squadra del cuore perde. Quindi? Via anche la satira calcistica perché creerebbe problemi a questa fascia di popolazione? E si potrebbe continuare all'infinito inerentemente ad ogni tematica esistente, in quanto certamente cara a qualcuno. Chiaramente un criterio importante per valutare la correttezza dell'opera satirica è rappresentato dalla fonte di provenienza: un giornalista, un vignettista, un comico, chiunque viva di quest'arte ha tutte le carte in regola per adoperarla nel partorire critiche, anche colorite. Se, invece, l'autore è il politico di turno (vedi Calderoli con la maglietta su Maometto), il discorso cambia. Credo che in questi casi l'obiettivo non sia far ridere, non sia una "critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento", bensì insultare, raccattare voti, sfoggiando qualunquismo. La critica una tantum, decontestualizzata e senza continuità può essere recepita, giustamente, come un'offesa e non come frutto di satira. Concludendo, sdrammatizzare un avvenimento spiacevole non equivale a sminuirlo. Ecco perché, qualunque cosa accada, un giro su "Laboratorio permanente di satira" di Spinoza lo faccio sempre!

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